mercoledì 24 marzo 2010


Breve parentesi tonificante a Nara, prima capitale del Cipango unificato dal clan Yamato (poi dite che non vi do le informazioni storiche). Ci vuole ogni tanto: una bella locanda in centro, sveglia mattutina, cena in orario senese e poi, dopo il bagno tipico, a nanna...
Situazione ideale, soprattutto per quelli come me che si sono fatti circa 5 km di passeggiate nel bellissimo parco di Nara, costellato da millemila templi e tempietti, fra i quali alcuni davvero notabili, come quello che custodisce una delle più grandi statue in legno del mondo (di un buddha, almeno) e che ha, fra l'altro, il record come edificio in legno più grande del Globo.
L'intera estensione del parco e anche parte del centro è attualmente, purtroppo, afflitta da una piaga terribile: i cervi sacri!
Pregate che non arrivino mai nella vostra città, sono creature inarrestabili e incazzose, incapaci di fermarsi al primo scappellotto dopo l'ultimo biscottino e, chi gli è vivo, gli puzza anche il fiato (e ne sa qualcosa la mia giacca, diventata pranzo per un esemplare nervoso).
Si avvicinano con quegli occhioni dolci da cerbiatto, fanno un pò su e giù con la testa e ti hanno conquistato...a quel punto sei fregato, inizi a offrirgli un biscotto e poi ti ritrovi circondato da tutto il parentado, che esige e esige e esige, puntando i loro musi maleducati sui gioielli di famiglia.
Non è bello, credetemi.
Comunque, a parte questa piccola parentesi da Notte dei morti viventi (ma con i cervi) e al contrario di ciò che sostiene la Lonely Planet, una sosta di almeno una notte a Nara è consigliatissima, è un piccolo gioiello incastonato nel mezzo del Kansai, talmente rigonfio di cose da vedere da essere addirittura una scampagnata faticosa, da fare in una mezza giornata sola.
Vale quindi il solito consiglio: lontano da Tokyo, il Giappone va vissuto con molta, molta calma, come vi fareste un viaggio nell'Italia rurale, per capirci.
Un goccio di sakè, una tazza di riso con qualche verdura e, come diceva mio zio Antonio, di Galatina: Tciànquilla la Vida!

P.s.: la prima foto del post ha qualcosa di disturbante che non riesco bene nè a descrivere, nè a capire. Aiutatemi!


1 commento:

  1. Il guaio dei giapponesi è che hanno perso le tradizioni istorigo-culturali, dimenticandosi di quanto è buono il cervo paisano arrecanato. L'antica ricetta è giunta ai giorni nostri grazie al monaco gaijin Gianfranco Marziano, attraverso la perfezione di un haiku in tre versi:

    Cervo nella pioggia
    tre grida
    o'cervo a panza all'aria

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