Il sogno di un piccolo italiano che diventa realtà.
Combattendo contro il sonno perenne, col mio fido compagno cinese Shen ho preso il trenino per la ridente città residenziale di Mitaka, alla volta del Museo d'arte Ghibli (in italiano anche nella dicitura originale).
Ad un osservatore esterno dovevo apparire molto simile ad un bambino, gridolini e saltelli da una parte all'altra della bellissima casa museo (lo so che poca gente mi capirà, ma non mi interessa) che sembra uscita dritta dritta fuori da qualche scorcio di costa Adriatica di Porco Rosso. Intere paretti tappezzate dai disegni e bozzetti preparatori del maestro nipponico, un bel giardino intorno e sopra la casa e anche un comodo shop in cui far sparire (con qualche rimpianto postumo) i colorati yen.
Dolcissima ciliegina sulla torta, cortometraggio inedito, disegnato esclusivamente per il museo, nella curatissima sala di proiezione privata...estasi.
A questo punto vi presento anche la mia nuova compagna di viaggio (il caro Cezza la ricorderà con trasporto e commozione...), Ponyo!
Vi voglio lasciare con un ultimo tocco di poesia, una gabbietta per uccelli appesa a un albero di Mitaka.
In the next post: la meravigliosa cucina dell'Hokkaido, finalmente descritta nel vostro blog preferito!
Solo che ho visto a Ponyo mi sono messo a piangere come una femmina. Chissà se lì nel Nippon si può trovare una dolce fanciulla con le fattezze di una ponyo.
RispondiElimina"gridolini e saltelli da una parte all'altra"
RispondiElimina...eh, mo si chiama bambino mo...
Qui conviene usare una di quelle figure retoriche che tuo padre che le sente non si spaventa. Introduciamo la cosa con calma insomma.
"Diversamente femmina" secondo me è il termine giusto.