venerdì 26 marzo 2010

La notte più lunga...

E' sempre l'ultima.
Ricordi che si accavallano, facce, sorrisi.
Desiderio di tornare unito a sensazione di perdita di qualcosa che non si può spiegare.
Forse succede in ogni viaggio, forse solo in quelli speciali, in cui davvero ci hai messo cuore, anima e piante dei piedi, scarrozzando la tua vecchia carcassa lungo le linee ferroviarie di un paese così lontano, così diverso eppure che ci prova così tanto a essere come il Nostro, per motivi che a me, sinceramente, sfuggono.
Mi mancherà, con tutta la sua ingenuità.
Le persone hanno un modo di fare che, forse, esisteva da noi tanto tempo fa. E che ora è perso per sempre in un'altra Italia, in un'altra Europa.
Mi lascio dietro una teoria sconfinata di esperienze e di compagnie, anche solo di una serata, ma che cercherò di tenere il più a lungo possibile dentro di me.
Nomi in tante lingue che non posso neanche ricordare, che si avvicendano nella mia memoria, cercando uno spazio tutto per sè: Shen, Ken, Vidia, Julian, Yu, Shannon, Kei&Co., Tomoe, il vecchio Samurai, Mika, Hiro, Beppe Mazzinga e tanti, tanti altri...
Dedico a loro quest'ultimo post, che il ricordo di questo viaggio bruci insieme alle ceneri della loro rimembranza, in attesa di riaccendere le braci della memoria con una nuova spedizione in Giappone.
Vi ho voluto bene, siete stati branco e famiglia, ospitalità e amicizia in un paese straniero ma ospitale.
Grazie a tutti.

And one day we will die
And our ashes will fly
From the aeroplane over the sea
But for now we are young
Let us lay in the sun
And count every beautiful thing we can see
Love to be
In the arms of all I'm keeping here with me


Neutral Milk Hotel - In the Aeroplane over the Sea

giovedì 25 marzo 2010

Il giapponese più brutto...

....dopo svariati spareggi e scontri diretti, è proprio lui.


mercoledì 24 marzo 2010


Breve parentesi tonificante a Nara, prima capitale del Cipango unificato dal clan Yamato (poi dite che non vi do le informazioni storiche). Ci vuole ogni tanto: una bella locanda in centro, sveglia mattutina, cena in orario senese e poi, dopo il bagno tipico, a nanna...
Situazione ideale, soprattutto per quelli come me che si sono fatti circa 5 km di passeggiate nel bellissimo parco di Nara, costellato da millemila templi e tempietti, fra i quali alcuni davvero notabili, come quello che custodisce una delle più grandi statue in legno del mondo (di un buddha, almeno) e che ha, fra l'altro, il record come edificio in legno più grande del Globo.
L'intera estensione del parco e anche parte del centro è attualmente, purtroppo, afflitta da una piaga terribile: i cervi sacri!
Pregate che non arrivino mai nella vostra città, sono creature inarrestabili e incazzose, incapaci di fermarsi al primo scappellotto dopo l'ultimo biscottino e, chi gli è vivo, gli puzza anche il fiato (e ne sa qualcosa la mia giacca, diventata pranzo per un esemplare nervoso).
Si avvicinano con quegli occhioni dolci da cerbiatto, fanno un pò su e giù con la testa e ti hanno conquistato...a quel punto sei fregato, inizi a offrirgli un biscotto e poi ti ritrovi circondato da tutto il parentado, che esige e esige e esige, puntando i loro musi maleducati sui gioielli di famiglia.
Non è bello, credetemi.
Comunque, a parte questa piccola parentesi da Notte dei morti viventi (ma con i cervi) e al contrario di ciò che sostiene la Lonely Planet, una sosta di almeno una notte a Nara è consigliatissima, è un piccolo gioiello incastonato nel mezzo del Kansai, talmente rigonfio di cose da vedere da essere addirittura una scampagnata faticosa, da fare in una mezza giornata sola.
Vale quindi il solito consiglio: lontano da Tokyo, il Giappone va vissuto con molta, molta calma, come vi fareste un viaggio nell'Italia rurale, per capirci.
Un goccio di sakè, una tazza di riso con qualche verdura e, come diceva mio zio Antonio, di Galatina: Tciànquilla la Vida!

P.s.: la prima foto del post ha qualcosa di disturbante che non riesco bene nè a descrivere, nè a capire. Aiutatemi!


lunedì 22 marzo 2010

Kyoto scaccia Kyoto


Puoi scappare quanto e dove vuoi, anche dall'altra parte del mondo, financo in Giappone, ma la realtà ti inseguirà sempre e comunque, col suo carico di amarezza e verità di cui faresti piacevolmente a meno, se servisse a qualcosa.
Posso però dire, che l'essermi trovato in questo momento a Kyoto ha avuto un certo peso su tutta la faccenda, aiutandomi in qualche modo a accettare i fatti.
Piccolo excursus filosofico-clerico-storico: le nostre chiese sono fatte per farci riflettere sulla dimensione dell'uomo rispetto a Dio (piccolo uomo quindi, molto piccolo), per farci intimorire, al massimo per cercare la rassegnazione e beato chi trova serenità in questo...
I templi buddisti invece sono molto diversi: ripercorrono sempre il concetto del "Sutra del Cuore", centrale nei loro riti, che recita "Il vuoto è forma; la forma è vuoto"; e se può non significare una beneamata cippa così, leggendolo, ebbene quando si osservano le geometrie di un giardino zen, le linee che scorrono parallele e improvvisamente curvano intorno a un sasso, oppure si muovono parallele all'infinito come se fossero l'impossibile realizzazione di un teorema geometrico greco, allora la cosa inizia ad acquisire il suo senso. L'unico consiglio che vi do è di provare a lasciare entrare quelle linee nella vostra mente, o meglio, di far viaggiare la vostra coscienza su quei binari, sino a quando non riuscirete a utilizzarle per il motivo per il quale sono state tracciate: serenità nel preciso attimo in cui esisti, che è l'unico che abbia un'importanza, senza strascichi emotivi per l'attimo precedente o per quello che verrà.
Sono diventato buddista?
Assolutamento no, e sono anche talmente ignorante dell'argomento da gettarmi da solo in una pozza di "Scuorno e Brevogna", ma tant'è, ho osservato le linee, ho assaporato la pace del giardino di un monastero, ho perso attimi a osservare un Sakura appena fiorito, nella sua effimera,momentanea bellezza e ho capito cosa intendevano: quel fiore è lo zen, perfetto nell'istante infinito in cui sta esistendo.
E basta.

sabato 20 marzo 2010

Essere una scimmia oggi...



...a Kyoto, prevede molti vantaggi.
Piccola premessa: questo post è rivolto esclusivamente ai lettori appartenenti all'ordine dei Primati. Se non lo siete, oppure appartenete, Dio non voglia, a quello dei Loricati, siete pregati di cambiare blog. Questo qui è un posto rispettabile.
Tornando ai nostri amici macachi di tutto il mondo, vi consiglio vivamente di considerare una piccola vacanza rilassante qui nella piacevole Kyoto, nel lussuosissimo resort di Arashiyama, sulle pendici nord occidentali dei monti che circondano la città.
Potrete passare tranquillamente la vostra giornata a spulciarvi vicendevolmente coi vostri simili, giacere sui comodi pannicoli adiposi rossastri che la Natura vi ha regalato al posto di normali culi, oppure a giocare bellamente con i vostri genitali (pure loro di un bel colore vermiglio, come facce e deretani).
I pasti sono tutti offerti dai buffi turisti bipedi che vengono a visitare la zona, soprattutto da quelli piccoli e urlanti, che fanno quasi a gara per disputarsi le vostre manine tese in cerca di cibarie. Voi potrete ringraziarli regalando loro manciate di feci, come tradizione scimmiesca insegna.
Vi ho già parlato dell'incredibile vista che si gode dalla cima del monte che ospita la struttura?
S'è Superb, direbbe un ignorantissimo turista italiano nella Camargue...
Per cui, cosa state aspettando?!?!
L'Iwatayama Monkey Park aspetta solo voi!!!!

giovedì 18 marzo 2010

Patrizio-san














Eccoci qui davanti all'ennesima festa tipica giapponese, non ce la faccio davvero più!
Questa qui è dedicata, se ho capito bene, a un antichissimo monaco, non chiedetemi se buddista o shintoista, a cui i giapponesi sono particolarmente devoti, una specie di San Gennaro per i napoletani.
Siamo andati tutti noi giovani e vecchi ostellari in un bar in pieno centro, sul fiume, a festeggiare con gli autoctoni nel loro modo tipico, vestiti di verde e bevendo tantissimi grandi bicchieri di una strana bevanda, piuttosto scura, nera quasi, che chiamano in modo strano (GHINESU).
Niente male davvero.
Questa è un'altra di quelle feste che in Italia mancano e che mi fanno dire che i giapponesi ci fanno mangiare la polvere anche nell'ambito divertimenti e nightlife.
Concludendo, quindi, se passate da qui il 17 Marzo, non fatevi scappare l'occasione di festeggiare insieme agli indigeni il giorno di Patrizio-san!

mercoledì 17 marzo 2010

CIN CIN!!!!

Che in giapponese volgare significa, appunto, PENE.
Se nella vostra idea di divertimento rientra anche portare in processione, saltellando e bevendo sakè, un simulacro (piuttosto realistico anche per un occhio esperto) di pene umano, allora lo Hounen Matsuri del villaggio montano di Komaki è proprio quello che fa per voi!
Un festival gaudente e scalmanato, dove le americane volgarotte e infoiate la fanno da padrone e i giapponesi si divertono un sacco a far fare loro le cose più avvilenti ed indignitose, tutto in nome dello scambio culturale e delle antiche tradizioni.
In effetti, ho avuto saltuariamente l'idea che il tutto fosse una trappola per turisti americani, con i loro succulenti verdoni e per ricredermi, amici miei, mi ci sono voluti davvero un bel pò di bicchierini di sakè gentilmente offerto dal popolo.
Il rito consisteva sostanzialmente nel portare in processione vari simboli sacri di fertilità (PENI e VAGINE) dal punto A, un tempio shintoista di cui non riesco a scrivere neanche il nome, al punto B, un altro tempio shinto, ma questa volta nel bel mezzo del paesino, e lungo la strada darci dentro alla grande con canti, balli di vecchi armati di ventaglio, rotazioni velocissime del pisello (finto, eh!) più grosso e soste per importunare le signorine, facendole toccare o baciare i vari oggetti sacri.
PURO DIVERTIMENTO.
Le foto gettate a caso nella pagina possono dare solo una vaga idea della goliardia della festa religiosa, e soprattutto di quanto sia in realtà sentita da questa gente; alcune foto che ho dovuto omettere, per non rischiare di infrangere qualche legge internazionale sulla pedopornografia, mostrano come il gesto di toccare il fallo di legno, per augurare fertilità alle donne e virilità agli uomini, sia una cosa a cui vengono sottoposti anche i bambini molto in prepubertà.
Quindi godetevi qualche altra immagine, sporcaccioni che non siete altro, ci sentiamo al prossimo post...



domenica 14 marzo 2010

E ora, per qualcosa di completamente diverso...




...parliamo un pò della tentata ascensione del precario viaggiatore lungo la via dell'illuminazione.
Sono stato fermato dalla pigrizia, il monastero era solo a 4 kilometri di distanza, a piedi, in salita, e la mia maledetta accidia ha zavorrato gambe e spirito, indirizzandomi verso quella folkloristica espressione della religiosità nipponica che è lo Hiwatari Matsuri.
L'evento, che dura ormai da 1200 anni, prende piede proprio in uno spiazzo pietroso a ridosso della montagna sacra che ospita il monastero, nei pressi di un altare con uno strano essere beccuto (mi hanno detto essere il Tengu, creatura spirituale e mitologica, pesantemente armata contro il Male). In questa radura circondata da un lato da pendii boscosi e dall'altro da un fiume, i monaci avevano preventivamente allestito un gigantesco covone, che nascondeva materiale pesantemente esplosivo.



Dopo una complicatissima cerimonia, che non vi starò qui a spiegare (vi basti sapere che il monaco più anziano era vestito come il Dalai Lama e aveva al fianco un bambino abbigliato come lui, forse la reincarnazione di qualche altra guida spirituale) il gigantesco fucone ha iniziato a avvampare in una maniera che non vi posso esprimere a parole: essendo arrivato due ore prima dell'inizio della cerimonia, ero giusto in prima fila, a prendermi la mia bella ustione faciale.

Al termine dell'avvampamento è arrivato il bello, quando gli addetti hanno steso le braci creando un sentiero da percorrere a piedi nudi, sino al "Lama", dove chiunque, compresi gli astanti, avrebbe avuto la meritata benedizione. Io, onestamente, ho pensato a unirmi al gruppo, come i monaci invitavano, ma non l'ho fatto; mi sarei sentito particolarmente stupido a scimmiottare gesti incomprensibili per la mia cultura, visto e considerato che non frequento neanche la mia, di parrocchia...
Questo concetto non è stato assolutamente osservato da altri occidentali, che puntualmente si sono messi in fila, chi comportandosi bene, chi cavandosela con una rimbrottata per un cellulare acceso e chi, come un tipo americano che ha attraversato le fiamme con la telecamera in mano, s'è attirato addosso l'ira del capo monaco: il chierico era armato di bastone ferrato, come tutti i monaci anziani, ma per fortuna dell'inopportuno bianco, un secondo monaco è riuscito a fermarlo, bloccandolo e rompendogli il bastone. E' stato un peccato, avrei avuto delle foto più interessanti...
Vi lascio con un paio di fatti curiosi:
1) Le vecchie giapponesi sono carinissime, continuavano a chiedermi da dove venissi e cose di questo genere, sempre cordialmente sorprese della mia italianità. Ah, e sono tutte state a Siena.
2) Non potete immaginare il calore, davvero, ma vi attacco una bella immagine esplicativa che forse renderà giustizia alla cosa.

venerdì 12 marzo 2010

Myazaki-san!



Il sogno di un piccolo italiano che diventa realtà.
Combattendo contro il sonno perenne, col mio fido compagno cinese Shen ho preso il trenino per la ridente città residenziale di Mitaka, alla volta del Museo d'arte Ghibli (in italiano anche nella dicitura originale).
Ad un osservatore esterno dovevo apparire molto simile ad un bambino, gridolini e saltelli da una parte all'altra della bellissima casa museo (lo so che poca gente mi capirà, ma non mi interessa) che sembra uscita dritta dritta fuori da qualche scorcio di costa Adriatica di Porco Rosso. Intere paretti tappezzate dai disegni e bozzetti preparatori del maestro nipponico, un bel giardino intorno e sopra la casa e anche un comodo shop in cui far sparire (con qualche rimpianto postumo) i colorati yen.
Dolcissima ciliegina sulla torta, cortometraggio inedito, disegnato esclusivamente per il museo, nella curatissima sala di proiezione privata...estasi.
A questo punto vi presento anche la mia nuova compagna di viaggio (il caro Cezza la ricorderà con trasporto e commozione...), Ponyo!




Vi voglio lasciare con un ultimo tocco di poesia, una gabbietta per uccelli appesa a un albero di Mitaka.





In the next post: la meravigliosa cucina dell'Hokkaido, finalmente descritta nel vostro blog preferito!

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere...



...e non avete mai avuto il coraggio di chiedere sulla sessualità giapponese.
Ora ne avete la possibilità, visto che ai commenti di questo post cercherò di rispondere con la mia immensa esperienza (interamente teorica, badate).
Loro non ne parlano, non ne accennano neanche e se lo fai tu ti guardano come un pervertito, eppure Tokyo è intrisa di sessualità e non sempre del tipo più raffinato, diciamo. Te la sbattono letteralmente in faccia per le strade con cinema e teatri a tema (un piccolo esempio di locandina-tipo da qualche parte, sparsa per la pagina), quando entri in una qualunque libreria-edicola, la prima fila è puntualmente di manga erotici e nella città elettronica di Akihabara si possono trovare interi palazzi di Hentai e porno-games.
Il problema è complesso: da un lato abbiamo una cultura profondamente introversa, che non ti spinge certo a parlare di cose come la tua vita sessuale e dall'altro un mercato culturale che non fa altro che proporti sesso a buon mercato e di vario genere.
Chiaramente, per i poveri Otaku (manga-addicted), che le donne le conoscono solo virtualmente, la situazione non è facilmente sopportabile e quando arrivano al punto di rottura, reagiscono male e succede che quando si trovano l'occasione per le mani, come nel caso della metro nell'ora di punta, iniziano a palpare allegramente di quì e di lì. Pensavo fosse un'esagerazione, ma poi ho notato che la prima carrozza di ogni treno della metro ha un cartellino davanti: WOMEN ONLY.





L'argomento quindi non è da ridere e se mentre siete su qualche treno urbano di Tokyo, e sentite gridare da qualcuno CHIKAN, badate bene a non aver toccato per sbaglio qualche signorina in Kimono, gli indigeni tendono a diventare piuttosto intransigenti nel caso in cui si tratti male una donna nipponica....gaijin avvisati...



In the next post: incredibili confessioni di un cuoco di sushi di Ebisu!

martedì 9 marzo 2010

Quella dannata robaccia bianca...

..mi insegue!
Ovunque io vada, la trovo lì ad aspettarmi, oppure se ne sta nascosta per bene per qualche tempo e poi...ZAC...esce fuori con il suo solito sorrisetto e mi saluta.
La dannata neve, doveva essere nascosta nel parco di divertimenti dietro l'ostello, è l'unico posto in cui non ho controllato.
E ora è qui, ha circondato l'edificio, ha invaso il mio quartiere commerciale, ha sepolto il grande tempio con il suo biancore umido e malaticcio...che sia dannata!!
Quasi necessaria la spedizione di metà serata, in cerca di pesce fresco nel vicino fiume.
Ecco a voi il momento di preghiera al Buddah locale, in cui ho richiesto che sparisse la neve e invece cascasse un pò di ottima manna dal cielo.

Momento molto religioso, io e il buddah, il buddah ed io...l'illuminazione comunque non c'è stata, quindi sono il solito cazzone.
In compenso ho avuto una prova evidente dell'incredibile prontezza giapponese nel reagire alle tragedie, dal terremoto alla nevicata fuori stagione, roba da far impallidire Bertolaso: hanno tirato fuori i corpi speciali, superuomini addestrati a rispondere ad ogni evenienza e vestiti di tutto punto per fronteggiare il
problema.
Ecco a voi, in esclusiva per questo blog, il robocop nipponico!!!

In the next post: le incredibili rivelazioni del barista del Samurai Cafè!

Quartiere commerciale Asakusabashi.


Per chi ancora non avesse un'idea del posto in cui sono, ecco pronto un ultimo indizio.
Attenzione, che non è facile, c'è da impegnarsi un pò per cogliere il suggerimento...
Precisamente, il quartiere si chiama Asakusa, ci sono templi, ci sono negozi di chincaglieria giapponese e c'è un barista, che finchè non gli ho detto che il negroni aveva un sapore italiano, ha continuato a offrirmene; per fortuna sono una persona onesta, mi sono fermato al quinto.
Non sto scherzando, hanno un senso dell'ospitalità e della gentilezza, che anche ad una persona come me, rinomatamente "fessa", fa venire la nausea.
Non puoi fermarti per strada a guardare una cartina, che intervengono dai due ai quattro viecchi giapponesi a darti un'indicazione e, chiaramente, nessuno di loro parla inglese.
Un consiglio ai naviganti del futuro: portatevi la melatonina, il jet lag mi sta lasciando dazed & confused (lett.: rincoglionito) e non è bello sprecare i giorni così.


In the next post: qualche foto di cibo e "piatti tipichi", che piacciono tanto tanto alle mamme!

sabato 6 marzo 2010